Cloud pubblico: la scelta più diffusa
Nel cloud pubblico (Amazon Web Services, Microsoft Azure, Google Cloud, e molti altri), l'infrastruttura fisica — server, storage, rete — è di proprietà del fornitore e condivisa tra migliaia di clienti diversi, ciascuno isolato logicamente dagli altri. È il modello più economico da avviare, perché non richiede alcun investimento hardware iniziale: si paga in base al consumo effettivo, e la capacità si adatta automaticamente al carico di lavoro (scalabilità elastica), sia in crescita che in riduzione.
Cloud privato: più controllo, meno condivisione
Il cloud privato mette a disposizione di una singola organizzazione un'infrastruttura dedicata, che può essere ospitata fisicamente presso il fornitore, presso un data center di terze parti o all'interno dei locali dell'azienda stessa. Il vantaggio principale è il controllo: sull'hardware, sulla configurazione di sicurezza, sulla localizzazione fisica dei dati — un requisito spesso imposto da normative di settore o da politiche aziendali particolarmente rigide. Il costo, di converso, è più alto e la scalabilità meno immediata rispetto al cloud pubblico.
Cloud ibrido: il meglio (e il peggio) di entrambi i mondi
Il cloud ibrido combina i due approcci, mantenendo alcuni carichi di lavoro su infrastruttura privata e altri su cloud pubblico, con un collegamento che permette ai due ambienti di dialogare. È la scelta tipica di aziende che devono mantenere alcuni dati sensibili su infrastruttura controllata (per motivi normativi o di sicurezza) ma vogliono comunque sfruttare l'elasticità del cloud pubblico per i carichi di lavoro meno critici, o per assorbire picchi di domanda stagionali senza dover dimensionare l'infrastruttura privata sul caso peggiore.
I criteri per scegliere
La decisione dipende raramente da un solo fattore. I requisiti normativi (dove possono fisicamente risiedere certi dati) possono imporre vincoli non negoziabili. Il profilo di carico — costante e prevedibile, oppure variabile e a picchi — influenza molto la convenienza economica relativa dei due modelli. Le competenze interne disponibili contano altrettanto: gestire un'infrastruttura privata richiede personale IT con competenze specifiche di sistemistica, che nel cloud pubblico sono in buona parte responsabilità del fornitore.
Non è una scelta definitiva
Un errore comune è considerare questa scelta come irreversibile: molte aziende iniziano su cloud pubblico per la rapidità di avvio, e migrano progressivamente verso un modello ibrido man mano che crescono i volumi di dati ed emergono requisiti di controllo più specifici. Progettare fin dall'inizio l'applicazione in modo da non dipendere troppo strettamente dalle funzionalità proprietarie di un singolo fornitore cloud rende questa evoluzione molto più semplice quando (e se) sarà necessaria.